C’è un momento, a fine anno, in cui molti pensionati fanno lo stesso gesto: prendere carta e penna, o aprire l’app dell’INPS, e provare a capire se l’assegno “respira” un po’ di più. Per il 2026 la risposta, per la maggior parte, è sì: l’aumento arriva, e per una fascia ampia di importi viene conservato quasi per intero grazie al meccanismo a scaglioni.
Perché nel 2026 le pensioni salgono (e quanto conta l’1,4%)
Il motore dell’aumento è la rivalutazione automatica (perequazione), agganciata all’inflazione. La stima più citata per il 2026 è 1,4% su base provvisoria, applicata dal 1° gennaio.
Qui entra in scena la parte interessante: non è un aumento “piatto”. Funziona a scaglioni, così chi ha assegni più bassi preserva meglio il potere d’acquisto. È un po’ come un ombrello che copre totalmente fino a una certa soglia, poi via via lascia passare qualche goccia.
Gli scaglioni di perequazione (conservando l’adeguamento)
Con un trattamento minimo stimato a 611,85 euro lordi/mese, la soglia che interessa tantissimo è quella delle 4 volte il minimo, cioè circa 2.447 euro lordi mensili.
- Fino a 2.447 euro lordi/mese: rivalutazione al 100%, quindi 1,4% pieno
- Tra 2.447 e 3.059 euro (4-5 volte il minimo): rivalutazione al 90%, quindi circa 1,26%
- Oltre 5 volte il minimo: rivalutazione al 75%, quindi circa 1,05%
Questo è il punto chiave “conservando l’adeguamento”: fino a circa 2.447 euro lordi, l’aumento non viene tagliato.
Tabelle importi 2026: esempi chiari di aumenti lordi
Per rendere tutto concreto, ecco una tabella semplice basata sulla stima di inflazione 1,4%, con l’applicazione a scaglioni dove previsto.
| Pensione base (lordi/mese) | Aliquota rivalutazione | Aumento lordo stimato | Nuovo importo lordo |
|---|---|---|---|
| 1.000 € | 100% (1,4%) | 14,00 € | 1.014,00 € |
| 2.000 € | 100% (1,4%) | 28,00 € | 2.028,00 € |
| 2.500 € | 90% (1,26%) | 31,50 € | 2.531,50 € |
| 3.000 € | 90% (1,26%) | 37,80 € | 3.037,80 € |
| 3.500 € | 75% (1,05%) | 36,75 € | 3.536,75 € |
Nota pratica: sono importi lordi. Il netto dipende da IRPEF, addizionali e detrazioni. Ma come bussola per capire l’ordine di grandezza, funziona.
Minimo INPS e sostegni: dove l’aumento “si sente” davvero
Per chi sta sotto certe soglie, la rivalutazione spesso si somma a interventi che, messi insieme, cambiano più di quanto sembri.
- Trattamento minimo INPS: stimato a 611,85 euro lordi/mese, in aumento rispetto al 2025.
- Integrazione al minimo: per chi ha requisiti reddituali e contributivi, porta l’assegno almeno a quel livello. Spesso è automatica se i dati sono aggiornati.
- Incremento al milione (maggiorazione sociale): per over 70 con redditi bassi, può spingere l’importo verso circa 700 euro/mese.
- Bonus tredicesima: 154,94 euro a dicembre per redditi contenuti, di solito legato a dichiarazioni/banche dati aggiornate.
In parallelo, il meccanismo di perequazione resta la cornice principale, quel collegamento all’andamento dei prezzi che trovi spiegato bene anche nella voce di inflazione.
Bonus inflazione e requisiti: cosa controllare subito
Tra le misure più “attenzionate” c’è il bonus inflazione, indicato come sostegno per pensioni basse, con importi che oscillano tra 100 e 150 euro al mese (tipicamente su finestre temporali come il primo semestre), per chi:
- percepisce una pensione inferiore a 1.000 euro
- ha ISEE sotto 20.000 euro
Qui la differenza la fa la burocrazia buona, quella che ti evita di perdere soldi per una semplice scadenza.
La checklist che evita brutte sorprese
- Aggiorna l’ISEE appena possibile (CAF, patronato o canali online).
- Verifica che l’INPS abbia dati reddituali corretti (modelli e comunicazioni tipo RED, se richiesti).
- Controlla il cedolino di gennaio 2026, è lì che si vede la rivalutazione applicata.
Il punto finale: cosa aspettarsi davvero
Se la stima 1,4% verrà confermata, l’aumento 2026 sarà reale e abbastanza lineare per gli assegni fino a circa 2.447 euro lordi (qui l’adeguamento è pieno). Sopra quella soglia, la rivalutazione resta, ma “dimagrita” dagli scaglioni. E per chi ha redditi bassi, bonus e integrazioni possono fare la differenza più visibile, a patto di avere ISEE e dati INPS aggiornati.




