Hai trovato una vecchia macchina da scrivere del 1970? Potrebbe valere una fortuna

Apri una vecchia custodia impolverata, senti l’odore di metallo e carta, e ti trovi davanti una macchina da scrivere del 1970. In quel momento la domanda arriva da sola, quasi inevitabile: “E se valesse davvero tanto?”. La verità è più interessante di uno slogan, perché non esiste un modello del 1970 che, solo per l’anno, valga automaticamente una fortuna. Però sì, in certi casi può diventare un piccolo tesoro, se sai cosa guardare.

Perché oggi le macchine da scrivere anni ’70 tornano a far gola

Negli ultimi anni il collezionismo vintage è cresciuto per un motivo semplice: questi oggetti non sono solo “cose”, sono storie. Il design retrò, la nostalgia, la voglia di staccarsi dagli schermi e la ricerca di pezzi autentici hanno riportato le macchine da scrivere al centro dell’attenzione, anche tra chi non ha mai battuto un tasto su carta.

E qui entra in gioco la parola chiave: rarità. Se un modello è comune, anche se affascinante, di solito resta in una fascia di prezzo accessibile. Se invece è raro, completo, ben conservato, e magari legato a una linea iconica, la musica cambia.

I fattori che fanno davvero il prezzo (e quelli che non contano)

Per capire se hai tra le mani un oggetto “da vetrina” o uno “da mercatino”, guarda questi punti, uno per uno.

1) Condizioni e completezza: la differenza tra 80 e 800 euro

Nel mondo dei collezionisti, la conservazione è tutto. Una macchina “bella da vedere” ma non funzionante vale meno di una macchina con qualche graffio ma perfettamente operativa.

Controlla:

  • Funzionamento: carrello scorrevole, tasti che ritornano, nastro sostituibile, battuta uniforme.
  • Completezza: custodia, manuali, accessori originali, eventuali chiavi o blocchi.
  • Originalità: tastiera e componenti coerenti con il modello, niente pezzi “mischiati”.

Un esemplare “perfetto” tende a mantenere valore, un po’ come accade per monete o francobolli quando sono completi e ben conservati.

2) Marca e modello: non tutte le targhette pesano uguale

Qui entra la parte più emozionante: riconoscere il nome che fa brillare gli occhi. Marchi come Olivetti, Underwood o Hermes sono spesso ricercati, soprattutto se il design è iconico o se il modello ha una storia particolare.

In Italia, alcuni modelli di area Olivetti (per esempio Lettera 32 o Valentine, tra anni ’60 e ’70) vengono spesso considerati “portali” d’ingresso al collezionismo. Non perché siano sempre rari, ma perché sono desiderati, quindi la domanda è costante.

3) Rarità reale: edizioni, colori, varianti, provenienza

La rarità non è solo “sembra vecchia”. È documentabile. Può dipendere da:

  • varianti di produzione,
  • colori particolari,
  • lotti limitati,
  • provenienza tracciabile (una storia, un archivio, un acquisto d’epoca documentato).

La certificazione o una provenienza chiara possono incidere più di quanto si pensi, perché riducono il rischio per chi compra.

Prezzi medi 2026: aspettative realistiche

Per evitare delusioni, ecco una bussola semplice basata su trend e richieste tipiche del mercato:

  • 50-200 €: modelli comuni, buone condizioni ma senza particolarità.
  • 200-500 €: buono stato, marca ricercata, completa di custodia, magari appena revisionata.
  • 500+ €: pezzi top, rari, restaurati bene, completi, con dettagli desiderati.
  • 1.000-2.000 €: casi più selettivi, spesso legati a rarità, condizioni eccellenti, varianti o richieste specifiche.

“Una fortuna” non è la norma, è l’eccezione. Ma sapere cosa hai tra le mani può trasformare un oggetto dimenticato in un bene ambito.

Come valutarla senza farti abbagliare

Il modo più sicuro è trattarla come un oggetto da collezione vero, non come una curiosità.

  1. Identifica modello e seriale (di solito sotto o sul retro).
  2. Fotografa bene: frontale, laterali, tasti, carrello, interno, eventuali difetti.
  3. Confronta venduti reali, non solo annunci: guarda prezzi effettivamente conclusi.
  4. Se il pezzo sembra interessante, valuta una perizia o una casa d’aste specializzata.

Per approfondire le dinamiche del settore, aiuta capire cosa sia il collezionismo, perché le regole psicologiche e pratiche sono sorprendentemente simili tra oggetti diversissimi.

Dove venderla (e l’errore più comune)

I canali migliori di solito sono mercatini specializzati, aste online con buone garanzie e community di appassionati. L’errore più comune? Pulirla in modo aggressivo o “ripararla” senza competenza. Una pulizia sbagliata può rovinare finiture, decals e meccanismi, e far scendere il valore.

Se hai trovato una macchina da scrivere del 1970, quindi, non stai automaticamente stringendo un biglietto vincente. Ma potresti avere un oggetto che il mercato desidera davvero, a patto di riconoscerne marca, stato, completezza e rarità. E quella, sì, è la combinazione che può fare la differenza.

Redazione Rosa Notizie

Redazione Rosa Notizie

Articoli: 34

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *